martedì, 25 settembre 2007

.... quanto tempo! Credo che in assoluto questa sia la pausa piu' lunga che mi sono presa da quanto è nato questo blog. E ora sono qui di nuovo a scrivere ... ma cosa?

Dell'estate che sta finendo intristendomi sempre di piu' ? O a chiedermi come ogni anno che potere abbia l'autunno per scombussolarmi cosi'? Per farmelo associare continuamente alla morte e al terrore che solo la parola scatena in me? E si che la natura offre anche in questa stagione cose bellissime, i colori delle piante, i tramonti coloratissimi, il piacere di ricominciare magari ad indossare quella maglietta morbida e calda che ti piace tanto .... E invece mi ritrovo a fare i conti con la gastrite che aumenta, di pari passo col peso visto che mi ritrovo a mangiare in continuazione per placare la fame (di cosa ?) che mi attorciglia lo stomaco, con l' insonnia, con i nervi che saltano ad ogni sospiro. Mi ritrovo ad organizzare il mio prossimo compleanno, tra circa un mese, con i pensieri che si incrociano tra la gioia di passare una serata con i miei amici piu' cari e la mia famiglia e il ricordo dell'anno scorso di questo periodo, quando ancora non sapevo cosa mi aspettava e pensavo con gioia al compleanno che avrei festeggiato in Kenya. A quando ho spento le candeline della torta che mia sorella aveva preparato quando sono tornata dal viaggio, la domenica sera, esprimendo il desiderio che il giorno dopo l'intervento andasse bene.

 E in effetti è andato bene, se sono qui a distanza di un anno a scrivere di quel periodo. Ma quante cose sono successe, quanta paura e quanto dolore da quel giorno. E com'è cambiata la mia vita, i miei pensieri, il mio carattere! Gia' non ero il massimo in quanto ad allegria e positivita' ... anzi ... ma ora ... ora faccio paura a me stessa con i miei sbalzi d'umore, che volge comunque sempre al nero, con il mio aggredire in continuazione gli altri, per prima la mia collega che mi deve sopportare piu' di tutti, la mia Barbarina, santa donna! E che devo sempre e solo ringraziare, non tanto per la pazienza infinita che ha tanto per l'affetto sincero che ha per me, per l'amicizia che dimostra in qualsiasi occasione, anche solo restandosene in silenzio. E come lei l'altra Barbara, la numero 1, protettitva come una mamma e forte come una roccia ... e non ultima la Roby, la mia "sorellina", incasinata pure lei ma che non manca mai di esserci. Che belle le pause pranzo che ogni tanto ci concediamo tutte e quattro insieme, sembriamo il Quartetto Cetra ... io e la Roby a strafogarci di panini imbottitissimi e impiastricciati con salsa rosa  e le due Barbare perennemente a dieta, che mi fanno venire l'angoscia con le loro carotine scondite e che passano il tempo a dire che sono grassissime (sono quasi anoressiche ndr), facendomi voglia di tirargli un pugno sul naso a tutt' e due, loro che non hanno mai subito la delusione di non entrare in un vestitino carino, in un paio di jeans attillati o in una giacchettina sciancrata, privilegio delle taglie massimo 46. Pero' le adoro lo stesso, in quelle occasione mi diverto sempre tanto, chiacchieriamo avvolte in nuvole di fumo sedute tranquillamente al bar senza curarci di chi ci vede e magari pensa: ma dove se ne vanno queste 4 befanone ultraquarantenni?

Azzzzz .... quanto ho divagato! Ma non posso farne a meno, l' amicizia è veramente il perno della mia vita, e per fortuna ne sono veramente circondata, ne ho continue dimostrazioni, malgrado il mio caratteraccio. Grazie ragazze, o meglio ... ex ragazze, vi voglio un bene immenso, anche se non ve lo dico mai, sapete che non sono di carattere melenso! Ad ogni modo le giornate passano veloci, il lavoro in ufficio  non è esattamente quello che si definisce un ambiente riposante e quindi non c'è nemmeno il tempo per fermarsi tanto a pensare, anche se qui, sempre per colpa del mio carattere decisamente peggiorato, mi scontro giornalmente col mio capo per i motivi piu' assurdi. Tutto quello che per anni e anni è stato un "gioco di squadra" dove bastava uno sguardo per capirsi al volo, oggi è diventato il campo di battaglia dell'ultima guerra punica. Ci si aggiunge il pranzo dai miei, in quella cucina dove entro ogni giorno con la speranza di vedere 4 occhi sorridenti, e da dove esco ogni giorno con la certezza sempre piu' forte che i miei non sorrideranno piu'. Sono talmente stanchi, acciaccati, distrutti nel corpo e nell'anima da tutti questi eventi incessanti che da due anni ormai fanno parte della loro quotidianita' e di conseguenza della mia e di quella di mia sorella.

 Ed è rabbia quella che sento, rabbia devastante, distruttrice verso questo loro destino cosi' avaro di serenita', proprio in quella stagione della vita in cui si dovrebbe godere delle fatiche e dei sacrifici di tutta un'esistenza. Una stagione in cui un destino avverso ha deciso di privare mia mamma di gran parte della vista, mio papa' della voce e della liberta', facendogli attraversare la sua gia' dura strada da qualcuno che si è arrogato il diritto di decidere che non è piu' una persona in grado di guidare una macchina, fregandosene altamente di quanto peggio c'è che circola tranquillamente  per le strade di tutta Italia mettendo ogni giorno a rischio la vita di ognuno di noi. No, lui non puo', non deve ... non puo' caricare il motore della sua barchetta per andarsene qualche ora fuori dall'inferno che è diventata la sua vita, in quell'unico posto che lui ama piu' della sua vita, la laguna, il suo mare, i suoi pesci. Non puo' ora che è la stagione adatta, alzarsi all'alba per andare a raccogliere funghi in una campagna che dista circa 50 km da qui, dove conosce ogni albero, ogni fossato, ogni persona che incontra. No... non puo', non deve. Ma non perche' glielo vieta la sua malattia, ma perche' glielo vieta una frustrata burocrate finto medico di una stramaledettissima commissione medica. Deve andare in bicicletta, tanto a chi gliene frega del fatto che non puo' prendere freddo, o pioggia o vento? Che quello che per tutti puo' diventare un raffreddore per lui diventerebbe direttamente una polmonite? Accidenti, sono andata di nuovo fuori dai binari, evidentemente anche per me sono tutti chiodi fissi i problemi che affliggono la nostra famiglia, che, mi rendo perfettamente conto, saranno i problemi di migliaia di altre famiglie, ma quanto male fanno.

E il peggio arriva la sera, quando torno a casa, e se mi va bene trovo Pepe, il mio gatto, senno' ... il vuoto. E so che mi aspettano lunghe ore insonni, notti che non finiscono mai a girarmi e rigirarmi nel letto, o sul divano, con la luce accesa perche' il buio mi terrorizza, sa di morte anche lui. E in quelle ore i pensieri prendono forma, la luce che tengo sempre accesa proietta sul soffitto ombre minacciose, che a volte non riconosco come gli oggetti che ci sono nella mia camera, e mi fanno ficcare la testa sotto le coperte. Oppure il mio stomaco non mi da tregua, e allora sono costretta a passare la notte in bagno, a vomitare anche l'anima. E l'alba mi trova ogni mattina stremata, sudata fino al midollo, stanca e tremante come se avessi portato chissa' quale peso per tutta la notte. E solo allora mi addormento, quando realizzo che fuori comincia a farsi giorno, e allora la notte e le sue paure, i suoi mostri, si allontanano. Peccato che solo dopo un paio d'ore suoni la sveglia e mi tocca alzarmi, rimbambita e tutta acciaccata per la continua tensione in cui costringo a stare i miei poveri muscoli. E si ricomincia! 

Nemmeno le ferie sono state granche', una settimana in montagna con i miei e Roby e la sua mamma, come l'anno scorso, scelta ormai obbligata per noi, per far fare qualche giorno di ferie anche a loro. E poi  avevo puntato tutto sulla settimana successiva, avevamo prenotata qualche giorno in un bellissimo casale in Toscana, io e lui da soli, per cercare soprattutto di ritrovare un po' di quella magia che si va sempre piu' perdendo. E vicino al mare, quel mare che io adoro, come mio papa', quell' elemento che fa parte di me, dove mi sento a casa. In effetti acqua ne abbiamo vista tanta, e pure presa, visto che in 6 giorni per ben 5 ha piovuto a dirotto. Il che non ha fatto che aumentare la mia rabbia e la mia delusione, trasformando quelli che dovevano essere pochi giorni di quiete in un'altra guerra, poiche' col mio morale sotto i tacchi ho contribuito notevolmente a trasformare qualsiasi evento in una specie di  tragedia, mettendo a dura prova la sua pazienza. In compenso ho visto tanti posti di mare bellissimi, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone, dove Roby ha scattato la foto che pubblico, e tante, tantissime tombe etrusche, tanto per stare in allegria! E un bellissimo ulivo ultramillenario, chiamato l'ulivo della strega, per la leggenda che da sempre lo accompagna, che parla di enormi gatti neri, streghe che ballano in notti di luna piena e chissa' che sortilegi.

Ok, penso di aver stressato abbastanza con questo mio "ritorno", ringrazio chiunque avra' la bonta' di arrivare fino in fondo e colgo l'occasione per mandare un forte abbraccio a tutti gli amici che so che passano comunque di qui, Nunzia, Renata, Egi, Njara, Jock, Roby, non vi dimentico mai sapete? Siete sempre nel mio cuore e spero di avere anche vostre notizie. Un bacio a tutti!

Talamone - agosto 2007


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Categoria: pensieri, ricordi, notizie varie

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mercoledì, 01 agosto 2007

E oggi racconto di un'altra Barbara, anzi, la BARBARA, la numero 1!

Avrei voluto e dovuto scrivere ieri di lei, ieri era il suo compleanno ... ma proprio ieri il mio pc non ne voleva sapere!

Allora...Barbara è la mia parrucchiera, ma prima di questo è un'altra mia carissima e preziosa amica, piuttosto datata anche lei, ci conosciamo da circa 20 anni. Baby ha fatto parte di un passato di donne sposate, di vacanze insieme, di cene in allegria con amici, di casinò, di telefonate fiume, di giornate in giro per shopping. Ma anche di lacrime, di momenti tristissimi, e la sua mano sempre tesa, sempre pronta a correre in aiuto. Baby che mi ha dato la chiave del suo negozio per potermici rifugiare ogni volta che ne avevo bisogno, facendomi trovare il riscaldamento o il condizionatore acceso, a seconda delle stagioni, con tanto di pasticcini e cioccolata calda sul tavolo. Baby che mi scarrozzava a destra e a manca quando io non guidavo, che mi accompagnava dai dottori (questo in un tempo anche piuttosto recente). Ma Baby è stata anche la follia, l'allegria, la novita'. Come quella volta che andammo a cena in una bellissima barca a vela con tanto di servitù, o quando andammo a Firenze in giornata, tanto per fare un giro per negozi e mangiare al vagone ristorante dell' Eurostar. La follia di farmi attraversare l'autostrada, di portarmi da casa sua il the caldo gia' pronto dentro il pentolino quando avevo l'influenza (abitavamo a circa 10 km di distanza, come se io non avessi acqua, gas e pentola), di tirare fuori dalla sua borsa, come Mary Poppins, qualsiasi cosa tu abbia bisogno, dalle sigarette (lei non fuma) alla pastiglia per digerire, dalle carte da gioco al termometro, dall'impermeabile all'ombrello. Baby che mi fa morir dal ridere con la sua frase: ti conosco come se ti avessi partorita!  Baby che è unica, bellissima, con un cuore immenso e una disponibilità totali. Baby che è furba come una volpe e che non si fa fregare da nessuno. Baby che ho visto solo una volta un po' giu', il giorno che le hanno tolto la cistifellea, aveva dolori terribili ma i suoi bellissimi occhi azzurri erano sorridenti come sempre. Baby che non è certo una santa ma che meriterebbe comunque un monumento. Baby che è ... Baby, la mia amica.

Buon Compleanno Barbara, e che la vita non ci separi mai!   

  

 


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Categoria: pensieri, ricordi, amicizia, auguri

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lunedì, 04 giugno 2007

Domenica sera, Roby è appena ripartito per la sua città, Cremona, e io mi ritrovo qui davanti al pc, con la voglia di scrivere di nuovo di vita, di ricordi, di sensazioni, di emozioni.

E in questi giorni mi torna prepotentemente in testa il ricordo di quei giorni meravigliosi trascorsi in Kenya, forse perche' è successo un fatto di recente che mi fa pensare spesso a quel periodo, o forse perche' sono stati gli ultimi giorni felici che ho vissuto, non so.

E un ricordo in particolare mi fa ancora sorridere ed emozionare come allora. Era il giorno del mio compleanno, non a caso questo viaggio era stato programmato proprio perche' questa data mi trovasse lontano da casa, in quella terra africana che tanto avevo sognato di poter visitare. Ma per i soliti motivi di salute di qualcuno della mia famiglia per ben due anni di seguito avevo dovuto rimandare. E anche questa volta avrei dovuto, forse piu' delle altre, visto che toccava a me affrontare la piu' dura prova ... il cancro. L'ho saputo una settimana prima di partire, volevano operarmi subito, il lunedi' successivo, e io dovevo partire il venerdi'. Ho chiesto di poter rimandare al mio ritorno e sono partita, ben sapendo che cosa mi aspettava appena fossi tornata.

Sono qui e guardo le foto di quei giorni, tutte mi ritraggono sorridente, sento ancora i profumi di spezie, di fiori, di salmastro, ma anche di carne di capra cotta per strada, di polvere, di poverta', di un mondo totalmente diverso dal nostro. Rivedo i colori del mare, in tutti i toni del verde e dell'azzurro, il bianco abbacinante della sabbia finissima, il rosso incredibile della terra della savana. Si, ero felice in quei giorni, almeno lo sono stata fino al giovedi' sera, quando mia sorella mi ha telefonato per comunicarmi che avevano chiamato dall'ospedale e che mi dovevo ricoverare il lunedi' successivo. Da quel momento sipuo' dire che la mia vacanza era finita, o quantomeno, aveva assunto dei contorni diversi. Pero' avevo gia' vissuto i due giorni in savana, visitato il villaggio Masai e fatto il bagno nell'oceano, e soprattutto vissuto il mio momento piu' bello.

 E qui ritorno al giorno del mio compleanno, il 29 ottobre. Non che ci sia molto da festeggiare in effetti a compiere 46 anni e con la prospettiva di essere operata di li a pochi giorni, ma svegliarsi per la prima volta dopo 45 anni, invece che in mezzo alla nebbia che di solito caratterizza quei giorni, in una giornata assolatissima e col mare azzurro davanti agli occhi, in un letto col baldacchino e con Roby di fianco, gia' di per se era un piccolo miracolo. Mi ha fatto gli auguri, ha tirato fuori un pacchettino accuratamente nascosto in valigia prima di partire (un maglioncino che mi piaceva tanto) e poi giu' a far colazione. Mia cugina Ornella  e suo marito Mauro erano gia' al tavolo, si sono alzati e mi sono venuti incontro anche loro per farmi gli auguri e anche loro con un pacchetto in mano. A dire il vero era un cartoccio informe, ma dentro c'era un vestito tipico che mia cugina, dopo estenuanti trattative con le donne che vendevano in spiaggia le loro mercanzie, era riuscita a comperarmi. 

Ma la vera sorpresa è arrivata la sera. Si pranzava e si cenava in una specie di palafitta gigante, col tipico tetto in makuti; al piano terra c' erano poltrone e divani, il bar, la tv. Al piano superiore il ristorante, rotondo, aperto su tutti i lati  per poter vedere il mare, con tavoli di tutte le forme apparecchiate con tovaglie a quadretti e un buffet con ogni ben di Dio. Per richiamare gli ospiti al ristorante alcuni inservienti intonavano una canzoncina divertentissima, ritmata su tamburi e tamburelli, canzoncina che tutti abbiamo imparato e che ancora ora  ci ritroviamo di tanto in tanto a canticchiare. Quella sera, con mio  grande disappunto, non c'era praticamente niente che mi piacesse, e continuavo a rimpinzarmi di verze (buonissime come le facevano loro) suscitando gli scontati commenti che potete immaginare. Ad un certo punto mia cugina mi ha letteralmente portato via il piatto di mano, urlandomi: "E basta co ste verze, hai mangiato solo quelle e sei sempre l'ultima a finire".

Io la guardavo allibita, quasi senza accorgermi che nel frattempo avevano spento tutte le luci, se non fosse stato per quel moccoletto che ogni sera mi facevo portare dal cameriere perche' il nostro tavolo era poco illuminato, e io odio mangiare al buio, saremmo stati tutti immersi nella piu' completa oscurità. Dal pianterreno si sentiva un baccano infernale che si faceva sempre piu' forte. Solo allora ho realizzato che stavano salendo le scale delle persone che cantavano e ballavano, ritmando coi piedi sul pavimento in legno, suonando tamburi e tamburelli, e coperchi e mestoli. Era buio, loro erano tutti neri, ed erano tantissimi, praticamente tutto il personale. Hanno fatto tutto il giro della sala, e io come una scema mi sono messa a battere le mani come tutti gli altri commensali. Solo quando si sono fermati al nostro tavolo ho realizzato che era per me tutto quel trambusto! Mi hanno fatto alzare, mi hanno tolto la sedia e mi hanno fatta sedere su di un' altra tutta agghindata con foglie di palma intrecciate e fiori di ibisco coloratissimi, sembrava il trono di una regina Masai! Poi qualcun altro mi ha depositato sul tavolo una torta giallissima e verdissima, con tanto di candeline (4), e vino italiano, mi hanno fatto gli auguri nella loro lingua, lo swaili, e poi se se ne sono tornati giu' per le scale, continuando a cantare e a ballare. Non so descrivere cosa ho provato, ero emozionatissima, imbarazzata, tutti in piedi che battevano le mani, gli occhi ridenti dei miei commensali e gli occhi pieni d'amore di Roby.

Si, perche' ancora non ci ero arrivata ... nella  mia mente avevo gia' tratto la conclusione che probabilmente i gestori del villaggio riservavano questa cosa a tutti gli ospiti che festeggiavano il compleanno, avendo la data di nascita sui documenti. Invece aveva organizzato tutto lui, il mio orso, che proprio perche' tale mai avrei immaginato che potesse fare una cosa simile. Invece voleva che a tutti i costi io avessi il mio compleanno "speciale", da ricordare per sempre.

 E ci sei riuscito Roby, è stato davvero il compleanno piu' bello di tutta la mia vita. Grazie.

 


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Categoria: ricordi, auguri, diario di viaggio

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giovedì, 29 marzo 2007

Ciao Enrico,

che i tuoi meravigliosi occhi azzurri continuino a illuminare le tenebre che hai lasciato nel cuore di Gabry e delle vostre bambine.

E che la pace sia finalmente la tua casa.

 


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Categoria: pensieri, ricordi

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lunedì, 22 gennaio 2007

... piu' che puoi, piu' che puoi ...

... afferra questo istante e stringi piu' che puoi, e non lasciare mai la presa ... c'e'  tutta l'emozione che tu vuoi ... di vivere la vita piu' che puoi !

Sto ascoltando questa vecchia canzone di Ramazzotti ... quanti ricordi ... è legata indissolubilmente ad un momento felice della mia vita "adulta" ... il 2 giugno 2001 ... giorno che ha segnato la fine della mia depressione che durava da piu' di 10 anni.

Il giorno in cui sono riuscita a prendere quel famoso treno che mi ha portata da sola a Firenze, per partecipare alla prima " cena di chat ", impresa titanica per me che ormai non guidavo nemmeno piu' la macchina da sola.

Quante cose sono cambiate da allora, quanti passi avanti ho fatto nel cercare di rimettere un po' in ordine la mia vita, quante persone ho perso per strada,  quante di nuove ne ho incontrate ...

Forse per questo che ora mi sento cosi' stanca, cosi' demotivata, senza progetti ... ?

Forse che tutte le cose brutte che sono successe, con tutti i loro strascichi, mi hanno segnata a tal punto che la mia passata depressione ora mi sembra essere stata una cavolata? E si che allora non l'avrei augurata al mio peggior nemico!

Non lo so ... oggi questa canzone mi mette una tristezza ! ...

Afferra questo istante .... ma quale?


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Categoria: pensieri, ricordi, canzoni

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martedì, 16 gennaio 2007

Ancora dolore ... ancora una perdita ... ancora uno zio che si porta via con se un pezzetto della mia vita. Poca cosa di fronte al dolore della moglie, mia zia, e dei miei cugini, gli stessi con i quali ho passato il Capodanno. Loro hanno perso un pezzo di cuore, hanno perso il padre. E mia zia ha perso il compagno di una vita, 49 anni insieme. Se l'e' portato via in soli 10 giorni sempre lui, il mostro ... 10 giorni per spegnere la vita di un uomo ancora forte, attivissimo ... solo pochi giorni prima aveva pescato in mare circa 100 kg tra ostiche e cozze e vongole. Eh gia' ... perche' anche zio Pietro adorava il mare, la pesca, la laguna ... zio Pietro era il fratello di papa'. E ha scelto di morire in silenzio, senza far sapere niente alla sua famiglia fino a quando proprio non ce l'ha piu' fatta a nascondere la pelle gialla, la pancia gonfia a dismisura, quando ha dovuto cedere perche' le forze improvvisamente lo avevano abbandonato. Zio Pietro è il padre di Ornella, LA cugina di cui ho gia' parlato in questo diario, quella con cui ho diviso e condiviso tutta la mia vita. E quando eravamo piccole e abitavamo tutti in quella piccola e povera casa, zio Pietro era il "capo", il nonno era morto da poco e lui si era assunto la responsbilita' di quella grande famiglia, la nonna, la moglie, mia mamma diciassettenne con me in arrivo, (mio papa' faceva il servizio militare) altri due fratelli ancora da sposare e una sorella ragazza madre. E di li a poco arrivava anche Ornella, poi Susanna, mia sorella, poi ancora Monica e Adriano, gli altri suoi due figli. E aveva accettato con entusiasmo di prendere il  posto del nonno allo "stabilimento" , la grande fabbrica, avrebbe guadagnato di piu' e i soldi servivano. Il nonno era morto a 52 anni col cervello bruciato dai fumi "dello stabilimento", e un figlio aveva il diritto di prendere il suo posto. Quello stesso "stabilimento" che a distanza di tanti anni avrebbe chiesto un'altra vittima alla nostra famiglia. 10 giorni... solo 10 giorni per vederlo consumarsi e spegnersi come una candela, impotenti, increduli, arrabbiati, disperati. Sabato l'ho visto per l'ultima volta, mio papa' ai piedi del letto lo guardava in silenzio, gli toccava i piedi, incurante delle lacrime che gli scendevano sul viso. Non ce l'ho fatta a restare in quella stanza che gia' odorava di morte, sono uscita in corridoio piangendo, sempre con la solita domanda che mi trafiggeva il cervello: perche', perche', perche' ... perche' ancora? Poi sono rientrata, gli ho stretto piano una mano, mia zia gli ha chiesto se sapeva chi ero ... hai aperto per un attimo gli occhi zio, due occhi gia' spenti, cercavi di capire ... poi con un filo di voce che non era piu' la tua hai detto: diana. E poi mi hai detto ciao. Sapevo che quello era l'addio, che non ti avrei visto piu', ma non è cosi' che ti voglio ricordare, ho gia' cancellato quell'immagine dalla mia mente. Ti ricordero' sempre in mezzo al mare, sulla tua adorata barchetta, con mio papa' e l'altro zio che tu rimproveravi sempre perche' erano "mattacchioni". Pochi anni vi separavano uno dall'altro, ma per te sono sempre rimasti i fratelli piu' piccoli, i discoli della famiglia. Non avevi un carattere facile, sei sempre stato molto orso, poco incline a gesti o parole affettuose e, soprattutto quando eravamo piccole, ci facevi paura, sembravi l'orco della situazione. Solo crescendo abbiamo capito che avevi un cuore di burro. E ti ricordero' mentre ballavi in tutte le sagre di paese, nelle feste, dappertutto dove si poteva ballare. Perche' il ballo era la tua seconda passione, volteggiavi instancabile, sudato e felice con la zia o con qualunque altra gonna fiorata ti capitasse a tiro. Sei stato bravo zio Pietro, hai vissuto fino all'ultimo respiro come piu' ti piaceva, il mostro si è dovuto accontentare solo di una manciata di giorni. Pero' non vale lo stesso, non era ancora ora, eri ancora troppo in gamba, eri ancora troppo vivo.

 E lasci un vuoto troppo grande.  

 

.... belli, giovani e sorridenti nella loro barchetta in laguna.


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Categoria: pensieri, ricordi

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domenica, 12 novembre 2006

E dopo poche ore sei volato in cielo anche tu, con Marinella. Caro zio Gigio, non ti dimentichero' mai ... come potrei? sei sempre stato presente nella mia vita, da quando ero piccolissima fino ad oggi, e continuerai ad esserci, resterai per sempre il mio zio preferito. E non posso nemmeno non ricordarti qui nel mio diario, scrivendo l'ultima pagina di una settimana che non so nemmeno definire.

Zio Gigio era il marito della sorella piu' grande di mio papa', uno dei primi a lavorare negli stabilimenti di Porto Marghera, e quindi, ai nostri occhi di bambini, ricco e importante. Noi abitavamo in dieci nella stessa piccola casa, con la nonna Elena, e la domenica arrivavano tutti i fratelli di mio papa' con i miei cugini, a fare visita appunto alla nonna. Lo zio Gigio arrivava con la sua Topolino azzurra (era l'unico ad avere la macchina a quei tempi), con zia Liliana e Antonietta ed Alessio, i miei cugini. Quante volte ci ha portato al mare io e Ornella, altra cugina mia coetanea con la quale dividevo il letto, oltre che con la nonna! In 6 dentro la Topolino si arrivava a Jesolo, ancora oggi mi chiedo come riuscivamo a starci dentro. La notte dell'ultimo dell'anno invece arrivava col mangiadischi, e tutti insieme, grandi e piccini, si stava seduti intorno al tavolo della vecchia cucina a mangiare i bagigi (arachidi), le patate americane e la pinza, mentre le note delle canzoni di Celentano inondavano la casa. Quanta allegria! E poi tornava il giorno dopo, e ci dava a  noi bambine (eravamo in 4)  10 lire di mancia, un'enormita' con la miseria che c'era allora. Ricordo come fosse oggi che una di noi per sbaglio le ingoio', e la nonna Elena, con una costanza incredibile, tenne d'occhio la cacca della malcapitata e riusci' a recuperare la monetina! Eri generoso zio, lo eri davvero, anche se 'ho capito piu' in la negli anni che quello era il tuo modo per "compensare" un po' il fatto che i tuoi figli ricevevano i regali di Babbo Natale che ti passava lo stabilimento, mentre noi non avevamo niente. Pero' la Befana era molto piu' bella a casa nostra, e infatti i tuoi figli li portavi li ad aspettarla, in quelle occasioni il letto della nonna diventava una specie di "dormitorio pubblico", dormivamo in 5 in quel letto, tutti zitti e buoni in attesa della Befana. E che gioia incredibile era alzarci al mattino prestissimo, andare in cucina e vedere quelle lunghissime calze di lana appese alla cappa, che staccavamo e portavamo nel letto per svuotarle alla ricerca di chissa' quali tesori! Ci avevano insegnato a mettere la sera prima sul tavolo della cucina un bicchiere di vino rosso e una fetta di pinza per la Befana, che soddisfazione vedere che si era spolverata tutto! E non c'era delusione nel trovare dentro le calze della nonna al massimo qualche mandarino e qualche caramella, ci sentivamo gia' fortunatissimi cosi'. Siamo cresciuti tutti insieme, ancora oggi che siamo adulti con i capelli bianchi ricordiamo con gioia la nostra infanzia, e non ci siamo separati mai, pur essendo tutti oltre gli "anta" quando siamo insieme siamo gli stessi bambini di allora. Ed è stato sicuramente per merito tuo, della zia e dei nostri genitori se siamo ancora cosi' uniti. Poi anche quando ho cominciato a lavorare sei sempre stato presente nella mia vita, Alessio lavora nello stesso settore in cui lavoro io, e tu gli davi una mano, cosi' ti vedevo quasi tutti i giorni, non mancavi mai di passare nel mio ufficio a salutarmi, a chiedermi notizie dei miei ... sempre sorridente. E sorridente ti ho visto sempre, anche quando la malattia ti aveva ormai quasi immobilizzato, ma la tua testa no, i tuoi pensieri, i tuoi ricordi, quelli non è mai riuscita a prenderseli. E cosi' quando ti venivo a trovare mi sorridevi, mi stringevi forte la mano, mi facevi capire che eri felice di vedermi.

Addio zio Gigio, ti portero' sempre nel cuore.


ladiana - 23:35 - Permalink - commenti (1) - commenti (1) (popup)

Categoria: ricordi

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