lunedì, 04 giugno 2007
Domenica sera, Roby è appena ripartito per la sua città, Cremona, e io mi ritrovo qui davanti al pc, con la voglia di scrivere di nuovo di vita, di ricordi, di sensazioni, di emozioni.
E in questi giorni mi torna prepotentemente in testa il ricordo di quei giorni meravigliosi trascorsi in Kenya, forse perche' è successo un fatto di recente che mi fa pensare spesso a quel periodo, o forse perche' sono stati gli ultimi giorni felici che ho vissuto, non so.
E un ricordo in particolare mi fa ancora sorridere ed emozionare come allora. Era il giorno del mio compleanno, non a caso questo viaggio era stato programmato proprio perche' questa data mi trovasse lontano da casa, in quella terra africana che tanto avevo sognato di poter visitare. Ma per i soliti motivi di salute di qualcuno della mia famiglia per ben due anni di seguito avevo dovuto rimandare. E anche questa volta avrei dovuto, forse piu' delle altre, visto che toccava a me affrontare la piu' dura prova ... il cancro. L'ho saputo una settimana prima di partire, volevano operarmi subito, il lunedi' successivo, e io dovevo partire il venerdi'. Ho chiesto di poter rimandare al mio ritorno e sono partita, ben sapendo che cosa mi aspettava appena fossi tornata.
Sono qui e guardo le foto di quei giorni, tutte mi ritraggono sorridente, sento ancora i profumi di spezie, di fiori, di salmastro, ma anche di carne di capra cotta per strada, di polvere, di poverta', di un mondo totalmente diverso dal nostro. Rivedo i colori del mare, in tutti i toni del verde e dell'azzurro, il bianco abbacinante della sabbia finissima, il rosso incredibile della terra della savana. Si, ero felice in quei giorni, almeno lo sono stata fino al giovedi' sera, quando mia sorella mi ha telefonato per comunicarmi che avevano chiamato dall'ospedale e che mi dovevo ricoverare il lunedi' successivo. Da quel momento sipuo' dire che la mia vacanza era finita, o quantomeno, aveva assunto dei contorni diversi. Pero' avevo gia' vissuto i due giorni in savana, visitato il villaggio Masai e fatto il bagno nell'oceano, e soprattutto vissuto il mio momento piu' bello.
E qui ritorno al giorno del mio compleanno, il 29 ottobre. Non che ci sia molto da festeggiare in effetti a compiere 46 anni e con la prospettiva di essere operata di li a pochi giorni, ma svegliarsi per la prima volta dopo 45 anni, invece che in mezzo alla nebbia che di solito caratterizza quei giorni, in una giornata assolatissima e col mare azzurro davanti agli occhi, in un letto col baldacchino e con Roby di fianco, gia' di per se era un piccolo miracolo. Mi ha fatto gli auguri, ha tirato fuori un pacchettino accuratamente nascosto in valigia prima di partire (un maglioncino che mi piaceva tanto) e poi giu' a far colazione. Mia cugina Ornella e suo marito Mauro erano gia' al tavolo, si sono alzati e mi sono venuti incontro anche loro per farmi gli auguri e anche loro con un pacchetto in mano. A dire il vero era un cartoccio informe, ma dentro c'era un vestito tipico che mia cugina, dopo estenuanti trattative con le donne che vendevano in spiaggia le loro mercanzie, era riuscita a comperarmi.
Ma la vera sorpresa è arrivata la sera. Si pranzava e si cenava in una specie di palafitta gigante, col tipico tetto in makuti; al piano terra c' erano poltrone e divani, il bar, la tv. Al piano superiore il ristorante, rotondo, aperto su tutti i lati per poter vedere il mare, con tavoli di tutte le forme apparecchiate con tovaglie a quadretti e un buffet con ogni ben di Dio. Per richiamare gli ospiti al ristorante alcuni inservienti intonavano una canzoncina divertentissima, ritmata su tamburi e tamburelli, canzoncina che tutti abbiamo imparato e che ancora ora ci ritroviamo di tanto in tanto a canticchiare. Quella sera, con mio grande disappunto, non c'era praticamente niente che mi piacesse, e continuavo a rimpinzarmi di verze (buonissime come le facevano loro) suscitando gli scontati commenti che potete immaginare. Ad un certo punto mia cugina mi ha letteralmente portato via il piatto di mano, urlandomi: "E basta co ste verze, hai mangiato solo quelle e sei sempre l'ultima a finire".
Io la guardavo allibita, quasi senza accorgermi che nel frattempo avevano spento tutte le luci, se non fosse stato per quel moccoletto che ogni sera mi facevo portare dal cameriere perche' il nostro tavolo era poco illuminato, e io odio mangiare al buio, saremmo stati tutti immersi nella piu' completa oscurità. Dal pianterreno si sentiva un baccano infernale che si faceva sempre piu' forte. Solo allora ho realizzato che stavano salendo le scale delle persone che cantavano e ballavano, ritmando coi piedi sul pavimento in legno, suonando tamburi e tamburelli, e coperchi e mestoli. Era buio, loro erano tutti neri, ed erano tantissimi, praticamente tutto il personale. Hanno fatto tutto il giro della sala, e io come una scema mi sono messa a battere le mani come tutti gli altri commensali. Solo quando si sono fermati al nostro tavolo ho realizzato che era per me tutto quel trambusto! Mi hanno fatto alzare, mi hanno tolto la sedia e mi hanno fatta sedere su di un' altra tutta agghindata con foglie di palma intrecciate e fiori di ibisco coloratissimi, sembrava il trono di una regina Masai! Poi qualcun altro mi ha depositato sul tavolo una torta giallissima e verdissima, con tanto di candeline (4), e vino italiano, mi hanno fatto gli auguri nella loro lingua, lo swaili, e poi se se ne sono tornati giu' per le scale, continuando a cantare e a ballare. Non so descrivere cosa ho provato, ero emozionatissima, imbarazzata, tutti in piedi che battevano le mani, gli occhi ridenti dei miei commensali e gli occhi pieni d'amore di Roby.
Si, perche' ancora non ci ero arrivata ... nella mia mente avevo gia' tratto la conclusione che probabilmente i gestori del villaggio riservavano questa cosa a tutti gli ospiti che festeggiavano il compleanno, avendo la data di nascita sui documenti. Invece aveva organizzato tutto lui, il mio orso, che proprio perche' tale mai avrei immaginato che potesse fare una cosa simile. Invece voleva che a tutti i costi io avessi il mio compleanno "speciale", da ricordare per sempre.
E ci sei riuscito Roby, è stato davvero il compleanno piu' bello di tutta la mia vita. Grazie.

ladiana - 12:07 -
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lunedì, 29 gennaio 2007
... domenica sera ... una come tante altre. Sola con i miei pensieri, i miei ricordi... mi guardo intorno e mi accorgo che la mia camera contiene tutta la mia vita. Tutt'intorno a me c' è qualcosa che mi ricorda un momento di cio' che sono stata. Una foto di me da piccola, foto di oggi, un ritratto fatto a Parigi 20 anni fa, della mia famiglia, di Roby, del gatto. Oggetti di tutti i tipi, alcuni preziosi, alcuni assolutamente privi di valore ma per me piu' preziosi di quelli preziosi... come un rospo fatto con legnetti di sandalo che mi regalo' il mio amico Pekkio qualche anno fa, delle pietre che "fanno bene alla salute", regalo di Stefy, la mia amica di Firenze, una rosa blu secca, la prima rosa che mi ha regalato Roby, una poesia incorniciata, i centrini che mi ha regalato mia mamma e che erano stati suoi (glieli avevano regalati quando si è sposata), la foto di mia sorella che mi lancia il suo bouquet da sposa, una cesta piena di animali di pelouche, i miei tanti libri, i cd, una parte della mia collezione di gufi, un biglietto di auguri della Roby, la cartella clinica.

Un giorno qualcuno mi disse che non bisogna mai affezionarsi alle cose, perche' sono appunto solo cose, che bisogna essere in grado di disfarsene in qualunque momento, perche', a ben guardare, sono quasi sempre inutili, occupano solo spazio. Ma come si fa? Ognuno di questi oggetti mi parla di qualcuno che è stato ed è importante per me, o mi ricorda un momento particolare, felice o meno che sia stato. Certo, tutto questo è comunque ben riposto nella mia memoria e nel mio cuore ... ma non potrei mai disfarmi di queste piccole cose, fanno parte di me, come questa vecchia, rovinata e scolorita foto, una delle pochissime che ho di quanto ero bambina, e che mi ritrae con Ornella e, al centro, mia sorella Susanna. Dentro questa foto c'e' tutta la vita che vi ho raccontato finora, della mia infanzia felice in una famiglia numerosissima, in una casa piccolissima e poverissima. E non fatevi ingannare dalle espressioni poco felici che abbiamo, eravamo solo incazzate perche' stavamo giocando e ci hanno fatto smettere per "vestirci bene" per fare la fotografia! A proposito di vestiti ... pure vestite sempre uguali io e Ornella!

ladiana - 01:26 -
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venerdì, 01 dicembre 2006
Ancora una foto dal Kenya, basta tristezze!

...ed eccoci qui, io e Lella, mia cugina, LA CUGINA!
Con lei ho diviso anche questa esperienza, oltre al letto (con la famosa nonna Elena), la scuola, i compiti, i primi "morosi", la patente, le vacanze ... tutto insomma! Ci conosciamo da 45 anni, lei ha 5 mesi meno di me, i nostri genitori si sono sposati lo stesso giorno e abbiamo abitato nella stessa casa per 10 anni. Poi la mia famiglia si trasferita in un altro paese vicino ma noi non ci siamo mai lasciate. Sempre insieme abbiamo trovato quintali di erba per i conigli, costruito capanne, pescato pesci,anguille e rane nei fossi. Abbiamo imparato a correre in bicicletta lo stesso giorno e sempre in bici facevamo il tragitto per andare a scuola alle elementari, circa 5 km tra andata e ritorno. Siamo proprio cresciute insieme, lei e suo marito sono stati miei testimoni di matrimonio e ora, da quando abbiamo sti benedetti uffici nuovi, tre volte a settimana lavora da me. Insomma, non esiste una situazione della mia vita in cui Lella non sia stata o non sia presente. Non abbiamo mai litigato, mai, per nessun motivo. Eppure vi assicuro che non esistono persone piu' diverse di noi due!
ladiana - 01:00 -
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martedì, 21 novembre 2006
Bellissimi angeli sempre sorridenti,
ti incrociano e ti dicono: jambo! (ciao!)


ladiana - 19:36 -
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lunedì, 20 novembre 2006
Qui invece due aspetti completamente diversi, ma ugualmenti bellissimi di questa splendida terra:
la spiaggia dell'amore ... strisce di sabbia bianchissima che emergono solo qualche ora al giorno, a seconda delle maree, che sono repentine. Ci puoi trovare bellissime stelle marine, stupende macchie di rosso su sabbia che sembra talco, pesciolini che ti nuotano tra i piedi mentre cammini sull'acqua bassissima ..... e centinaia di persone che ti seguono dappertutto per venderti ... di tutto!

o posti come questo, tre ore e mezzo di jeep per arrivare in un villaggio chiamato Marafa, e qui trovi questa depressione chiamata "la cucina del diavolo". In effetti faceva un caldo infernale!

ma vista in foto non rende bene l'idea. I colori variavano dal giallo ocra al rosso acceso, peccato che noi fossimo li a mezzogiorno (di fuoco), perchè sicuramente il tramonto dev'essere l'ora più bella per ammirare un posto del genere. Qui c'è una pietra dove tutt'ora il saggio del villaggio, quando la siccità regna sovrana, invoca la pioggia sacrificando una capra bianca e una nera. Ci hanno assicurato che entro due giorni da questo rito, piove. Gli alberi che si vedono sono quasi tutti gelsomini, si sentiva un profumo indescrivibile, e cespugli di aloe dappertutto, con le loro foglie carnose e pungenti, che la gente del posto usa per curare un sacco di cose.
Alla prossima!
ladiana - 18:55 -
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lunedì, 20 novembre 2006
Buona settimana a tutti!
Proseguo con la pubblicazione delle foto del mio viaggio in Kenia ... con la visita al campo Masai.

Qui erano le 6 del mattino, ci hanno portato a visitare una tribu' di Masai che vive di sola pastorizia, all'interno di questa riserva, e di quello che i turisti come me comprano (collanine di perline, piccole statuette di osso o maschere in pelle di capra). Abbiamo assistito alla loro danza di saluto al sole, e di preghiera. Ci hanno fatto accovacciare su quello che vedete, un insieme di fango ed escrementi di capra, e mentre loro a turno invocavano non so chi, noi dovevano rispondere in coro: noam! Boh! Devo dire che, se anche la cosa è chiaramente ad uso dei turisti, è stato molto coinvolgente sentire i loro canti e vedere le loro danze,apprendere che si nutrono di latte e sangue, visitare le loro capanne fatte di sterco e paglia, assolutamente prive di finestre e maleodoranti, loculi dove vivono anche in 8 o 10 persone, senza luce, acqua, mobili, il nulla assoluto.
Eppure sembravano felici.
